LATTE? NO GRAZIE… PREFERISCO STARE BENE!

Pubblicato: 19 gennaio 2011 in Alimentazione
Perché bere latte?

Bere latte da adulti, e di un’altra specie? Insensato… nessun animale in natura, lo fa!

E’ un’abitudine che non giova alla salute, cambiamola!

In natura, il Latte (prodotto di secrezione delle ghiandole mammarie dei Mammiferi dopo il parto) è l’alimento previsto per la crescita dei cuccioli dei Mammiferi, ed il Latte di ogni specie va ad esclusivo beneficio di quella specie; questo è evidente dalla diversa composizione dei vari tipi di Latte, come vedremo in seguito.

Sebbene nei Mammiferi l’allattamento dei cuccioli sia la manifestazione di un legame madre-figlio che va ben oltre il semplice aspetto fisiologico di nutrimento, in questa sede parleremo del Latte solamente per quanto concerne le sue proprietà nutrizionali.

Il Latte di tutti i Mammiferi contiene, disciolti in Acqua, Zuccheri (Lattosio), Proteine, Grassi, Vitamine ed Enzimi, oltre agli Anticorpi propri della specie di appartenenza, ma la composizione del Latte differisce tra le varie specie di Mammiferi, come evidenziato dalla Tabella.

Queste differenze di composizione sono veramente enormi. Si va dal Latte di focena che contiene solo il 40% di Acqua, al Latte di cavalla che ne contiene il 90%. Mentre il Latte di cavalla ha soltanto l’1.5 % di Grassi, il Latte di focena ne contiene il 46 %. La cavalla produce un Latte più ricco di Lattosio di quello dei cetacei, mentre il Latte di coniglio è il più ricco di tutti in Proteine e Sali Minerali, e così via.

Qual è la logica che sottende a queste differenze? Le più recenti Ricerche trovano una giustificazione nel rapporto madre-figlio, inquadrandolo in un grande schema nel quale possono venir distinti due gruppi di Mammiferi.

A un estremo si collocano i Primati, nei quali il neonato è completamente dipendente dalla madre ed in continuo contatto. Il Latte di queste specie è relativamente acquoso e scarso di Grasso e di Proteine, ed il cucciolo, sempre attaccato alla madre, poppa molto frequentemente, ingerendo ogni volta piccole quantità di Latte. Avendo una alimentazione continua, il piccolo non ha bisogno di riserve.

All’estremo opposto vi sono tutti gli altri Mammiferi che dopo il parto nascondono i neonati in nidi o tane e che passano gran parte del tempo a procurarsi il cibo, rientrando soltanto ad intervalli. In questa situazione l’allattamento è intermittente e quindi il neonato ha bisogno di un Latte molto sostanzioso (poco acquoso) e da digerire lentamente (molto grasso); inoltre in queste specie il piccolo poppa in modo rapido e si sazia in pochi minuti. Anche i cuccioli dei Mammiferi marini necessitano di un Latte con queste caratteristiche, a causa dell’ambiente freddo, dei contatti tra madre e figlio che non sono sempre facili, e della necessità di poppare in modo rapido (perchè sott’acqua, in apnea).

COMPOSIZIONE DEL LATTE DI DIVERSI MAMMIFERI (per 100 gr.)
 Latte Proteine grammi Lattosio grammi Grasso grammi Acqua grammi
 Donna 0,9 7,2 3,5 88
 Cavalla 2,2 5,9 1,5 90
 Asina 1,5 6,2 1,5 90
 Mucca 3,6 4,9 3,5 87
 Capra 4 4,5 4,3 86
 Pecora 6 4,5 7,5 81
 Bufala 4,8 4,7 7,5 82
 Scrofa 6 5,4 6 82
 Gatta 9 5 5 80
 Cane 10 3 10 75
 Ratto 8 2,6 10,3 79
 Coniglio 13,5 1,8 12 70
 Focena 12 1,3 46 40
 Balena 10 0,8 35 54

Il Latte specie-specifico contiene non solo tutti i Nutrienti nelle proporzioni ottimali per la crescita, ma anche sostanze Enzimatiche ed Anticorpi che hanno la funzione di aumentare le difese immunitarie in un periodo della vita in cui un’infezione potrebbe avere conseguenze gravissime.

Dopo lo svezzamento, però, nessun Mammifero continua a bere Latte, che non è cibo adatto ai bambini ed agli adulti; neppure quello della propria specie, perchè le esigenze nutrizionali dell’adulto sono differenti da quelle del lattante. Il piccolo Mammifero diviene in grado di vivere cibandosi degli alimenti per cui la specie è biologicamente adatta. Inoltre, nessun Mammifero tranne l’Uomo consuma, in nessuna epoca della vita, il Latte di un’altra specie.

Nel caso dell’uomo, invece, il consumo di Latte di altre specie, di mucca in particolare, sin dai primissimi anni di vita è considerato fisiologico e raccomandabile, nonostante il Latte vaccino – previsto per la crescita del vitello – sia molto diverso per composizione rispetto al Latte di donna perché:

  • contiene troppe Proteine: 36 gr/litro contro 9 gr/litro, – quattro volte di più;
  • contiene Proteine molto diverse: rapporto Caseina/Lattoproteine 4.5:1 contro 0.4:1
  • contiene poco Lattosio: 49 gr/litro contro 70 gr/litro;
  • presenta un rapporto Grassi Saturi/Insaturi svantaggioso;
  • contiene una percentuale di Calcio troppo elevata: 1170 mg/litro contro 340 mg/litro;
  • presenta un rapporto Calcio/Fosforo svantaggioso: 1.3:1 (Latte vaccino) contro 2.4:1 (Latte umano);
  • contiene troppi Sali Minerali: 7 gr/litro contro 2 gr/litro.

Dunque, ad ogni Mammifero il proprio Latte, ed a questa regola deve adeguarsi anche l’Uomo.

Il latte animale non è un cibo adatto agli umani

Dicono che il latte “fa bene alle ossa”. Ma chi lo dice dovrebbe informarsi meglio…

Il latte è un usuraio della peggior specie, quegli usurai che vi fanno un prestito ma poi, se non gli ridate tutto con gli interessi impossibili, vi mandano picchiatori a spaccarvi le ossa.

Il latte contiene calcio, utile alle ossa, e per questo viene consigliato, ampiamente consigliato, per l’osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio.

Come un usuraio, il latte presta un po’ di calcio, ma, alla fine, ne consuma più di quello che dà. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l’organismo a sottrarre calcio all’osso per poter provvedere al loro smaltimento.

Infatti, la salute dell’osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall’organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. Quasi tutto il calcio dell’organismo è contenuto nello scheletro, che è la banca del calcio. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell’osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell’osso viene poi reintegrato con quello alimentare.

Esiste dunque quello che viene chiamato “bilancio del calcio”: bisogna che il calcio assunto con la dieta sia maggiore di quello perso, altrimenti il bilancio è negativo, e si va incontro all’osteoporosi.

In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte l’incidenza di osteoporosi è maggiore, mentre è rara nei paesi dove non si beve latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l’osteoporosi dilaga.

Vari studi, tra i quali l’Harvard Nurses’ Health Study, che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, mostrano che l’aumentato consumo di latticini è associato con un rischio di fratture più elevato.

Il latte, dunque, è si’ l’alimento ideale, ma solo per il lattante, e solo il latte umano! Di seguito sono elencati alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini.

  • Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell’organismo.
  • Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina.
  • Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte.
  • Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l’insorgenza di arteriosclerosi.
  • Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di “cellule somatiche”, il cui nome comune è “pus”.
  • Lattosio: molti soggetti di asiatici o africani sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell’ovaio.
  • Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini.
  • Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi.
La produzione di latte uccide vitelli e mucche

Spesso, chi diventa vegetariano per ragioni etiche, quindi per non uccidere animali, in sostanza, è convinto che la produzione di latte non comporti la morte di nessun animale.

Magari pensa che è vero che c’è dello sfruttamento dietro gli allevamenti di mucche da latte, ma il problema, allora, è cambiare i metodi di allevamento, di trattamento degli animali. Non è la produzione in sé di latte (e uova, ma qui trattiamo solo la questione latte), il problema. E’ il metodo. Quindi, in linea di principio, mangiare questi alimenti non è sbagliato. Perché, comunque, non uccide.

Così di solito si pensa. Va detto però che, anche fosse vero che il consumo di latte non uccide gli animali, questo ragionamento non sarebbe molto valido, perché occorre comunque dissociarsi e non contribuire allo sfruttamento, quando esiste.

Purtroppo, purtroppo per gli animali, c’è un problema in più: non è “solo” una questione di sfruttamento. Ma di uccisione. Perché anche il consumo di latte implica, necessariamente, l’uccisione di animali. Non gli stessi individui che producono questi “alimenti” (o almeno, non subito), ma loro simili, i loro figli, che devono morire affinché questa produzione sia possibile. E’ matematicamente, statisticamente, economicamente impossibile produrre latte senza uccidere un altissimo numero di animali. Spieghiamo ora perché. Per cui, alla fine, chi ha scelto di essere vegetariano per non uccidere dovrebbe, per lo stesso motivo, diventare vegano. Il motivo è identico, quindi è una decisione facile da prendere, perché ci si è già passati una volta. Si è già convinti della sua validità.

Ci concentriamo sul fatto dell’uccisione proprio per questo: si trattasse solo di sfruttamento, uno potrebbe sempre scegliere di usare prodotti di allevamenti non intensivi (il che significherebbe comunque, se si è coerenti, limitare moltissimo il proprio consumo, renderlo minimale, perché gli allevamenti non intensivi non possono certo fornire prodotti a tutta la popolazione della Terra, nella quantità oggi considerata abituale). Ma si tratta invece di morte. E, chi è vegetariano per motivi etici, è di sicuro già convinto che non sia lecito UCCIDERE gli animali.

Perché la produzione di latte comporta l’uccisione di animali (a parte le mucche da latte stesse, a fine carriera)?

Un esempio, dal mondo reale della produzione della mozzarella di bufala, una testimonianza di prima mano (apparsa in una mailing list a diffusione pubblica):

12 marzo 2002 – Il 12 di febbraio ultimo scorso, tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che “la cosa”… era un bufalotto di alcuni giorni, ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all’autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo. Un bufalotto maschio, senza marca nell’orecchio, senza padrone. L’ho caricato in macchina e l’ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perché probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Si, mi è stato risposto, è l’abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata ai Carabinieri per fare la denuncia di “ritrovo”. Anche il Comandante “sapeva”: i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è “normale”, non servono, non danno latte. Si parlava di soffocarli buttando la paglia in gola… Con il Servizio Veterinario abbiamo fatto i calcoli: circa 15.000 bufalotti maschi all’anno “non nascono” ufficialmente. Ma devono essere nati, perché la natura procura l’equilibrio: nascono tanti maschi come femmine. E se sono iscritti 40.000 bufali femmina devono essere minimo 15.000 i maschi che “spariscono”. Ho sentito di altri “metodi” di uccisione: la maggior parte degli allevatori semplicemente lascia morire di fame i neonati, cioè li allontanano dalla mamma subito dopo il parto e non danno più attenzione. Muoiono! Basta! Ci sono quelli che li sotterrano vivi e ci sono quelli che li buttano nella fossa del letame. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa.

Al di là dell’esempio specifico, quello che a molti sfugge è che per far produrre latte alla mucca occorre farle partorire un vitellino. La mucca non è una macchina che produce latte senza scopo, ma è un mammifero, e come tutti i mammiferi, esseri umani compresi, produce latte solo quando mette al mondo un figlio, per nutrirlo. E poi non continua certo a produrlo per sempre: dopo un anno, non ha più latte, e per continuare a produrlo deve partorire di nuovo!

Se il vitellino è maschio non potrà vivere come “mucca da latte”, perciò vivrà qualche mese e poi verrà macellato. Anche se è femmina, potrà vivere per prendere il posto della madre, ma solo una seguirà questo destino, le altre andranno al macello coi loro fratelli.

I cuccioli vengono quindi tolti alla madre appena nati, a 1-2 giorni di vita, e la madre continuerà a piangere per mesi chiamandoli, e i piccoli vivranno la loro misera vita per 6 mesi, piangendo e chiamando la madre che non vedranno mai più e poi saranno portati al macello e uccisi.

I bufaletti fanno una fine forse peggiore (o forse no, è difficile scegliere tra due tipi di morte): vengono ammazzati, o lasciati morire, appena nati. I vitellini invece vengono abitualmente mangiati, perciò vivono qualche mese per mettere su carne (6 mesi, di solito).

Non è pensabile che possano essere mantenuti “a sbafo” animali improduttivi (i maschi, e le femmine in più). Anche nei piccoli allevamenti. Significherebbe far crescere i costi in maniera enorme. E se mai gli allevatori e i consumatori diventassero così (e comunque ADESSO non lo sono e quindi ADESSO il latte implica la morte dei vitelli) tanto sensibili al benessere degli animali da consentire agli animali maschi di vivere (ma dove mai li metterebbero? Non c’è spazio abbastanza al mondo)… credete davvero che non sarebbe più probabile che si arrivasse invece a una semplice rinuncia a quella piccolissima quantità di prodotti animali che allevamenti di questo genere consentirebbero di ottenere?

Le mucche stesse, dopo 5-6 anni, vengono portate al macello, ridotte ormai in condizioni così estreme dallo sfruttamento, da non potersi più reggere in piedi da sole.

Non esiste un latte “senza crudeltà”, per produrlo vengono sempre e comunque uccisi e fatti soffrire animali: le mucche e i figli che sono costrette a partorire.

L’impatto ambientale degli allevamenti

Il mondo moderno industrializzato minaccia l’ambiente naturale in più e più modi. Di queste minacce, e di come porvi rimedio, si discute con passione da anni in vari ambiti.

Ma viene sempre trascurato un fattore fondamentale: l’allevamento di animali per l’alimentazione umana, causa di un devastante impatto sull’ambiente. Che sia per la produzione di “carne” o di uova o di latte, non fa differenza, perché sempre di allevamento si tratta, e il fatto che gli animali, prima di essere uccisi per la loro carne, abbiano prodotto latte, o abbiano prodotto uova, cambia poco, per quanto riguarda il problema dell’impatto ambientale.

Ormai la metà delle terre fertili del pianeta viene usata per coltivare cereali, semi oleosi, foraggi, proteaginose, destinati agli animali. Per far fronte a questa immensa domanda – in continuo aumento, in quanto le popolazioni che tradizionalmente consumavano pochi alimenti animali oggi iniziano a consumarne sempre di più – si distruggono ogni anno migliaia di ettari di foresta pluviale, per far spazio a nuovi pascoli o a nuovi terreni da coltivare per gli animali, che in breve tempo si desertificano, e si fa un uso smodato di prodotti chimici per cercare di ricavare raccolti sempre più abbondanti.

Sono ormai sempre di più gli studiosi che denunciano con articoli ben circostanziati – sia su riviste tecnico-scientifiche che divulgative – che uno dei modi più potenti di proteggere l’ambiente è quello di cambiare modo di mangiare, tornando a modelli più tradizionali e diminuendo quindi drasticamente il consumo di carne e altri alimenti di origine animale (latte, uova), la cui produzione e’ estremamente dispendiosa in termini di risorse (terreni, energia, acqua) e di inquinanti emessi (gas serra, sostanze chimiche, deiezioni ad alto potere inquinante).

Da dove deriva questo impatto?

Per comprendere i motivi dell’impatto sull’ambientale in generale e sull’effetto serra in particolare, occorre notare che gli animali d’allevamento sono “fabbriche di proteine alla rovescia”.

Infatti gli animali d’allevamento consumano molte più calorie, ricavate dai vegetali, di quante ne producano sottoforma di carne, latte e uova: come “macchine” (cosi’ sono ormai considerati nella moderna zootecnia) che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti. Il rapporto di conversione da mangimi animali a cibo per gli umani varia da 1:30 a 1:4, a seconda della specie animale. Questo causa uno spreco enorme di terreni fertili, energia, acqua, sostanze chimiche.

Animale Kg di vegetali per crescere di un kg Kg di vegetali per un kg di carne (contando 35-40% di scarti)
Vitello 13 18
Bue 11 15
Agnello 24 33
Pollo 3 4

Percio’ la scelta del tipo di proteine di cui cibarsi puo’ fare una differenza significativa nella quantita’ di energia che consumiamo. Le calorie di combustibile fossile spese per produrre 1 caloria di proteine dal grano sono pari a 2,2. Per i cibi animali ne servono molte di più, in media 25, ma in particolare 40 per la carne bovina, 39 per le uova, 14 per il latte, 14 per la carne di maiale. (Fonte: Sustainability of meat-based and plant-based diets and the environment di David e Marcia Pimentel, Am J Clin Nutr 2003; 78(suppl);660S-3S)

Per quanto riguarda l’acqua, con l’acqua che una persona usa in un anno per tutte le sue necessita’, si riesce a produrre solo poco piu’ di un kg di carne bovina!

Alimento Litri di acqua x 1kg di alimento
Patate 500
Frumento 900
Mais 1400
Riso 1910
Soia 2000
Pollo 3500
Manzo (intensivo) 100.000

Fonte: “Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society” An assessment of the status of water resources by David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, et al. Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2. David Pimentel è specialista in risorse idriche alla Cornell University, Ithaca, New York

A questo spreco e a questa inefficienza sono collegate anche le ripercussioni sull’effetto serra: da una parte, lo spreco di energia e materie prime causa l’emissione di gar serra in maniera indiretta (spreco di energia per la coltivazione di mangimi usati in modo inefficiente e per il loro trasporto), dall’altra, le deiezioni degli animali – allevati in quantita’ enormi – causano l’emissione di gas serra in maniera diretta.

Per saperne di più:

Visita la mostra a cartelloni Vacche grassi, bambini magri, foreste disboscate

Visita il sito del Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione (NEIC) – www.nutritionecology.org/it/

 Mettiamo da parte i vecchi luoghi comuni: il calcio non si ricava dal latte, ma dai vegetali, basta cambiare abitudini nella preparazione dei pasti quotidiani.

Tratto da: InfoLatte.it e Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, Proprietà e specificità nutrizionali del lattewww.scienzavegetariana.it.

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