IL RETROGUSTO AMARO DELLA MOZZARELLA

Pubblicato: 15 dicembre 2010 in Alimentazione

Il retrogusto amaro della mozzarella

  di Lorenza Cevoli La Repubblica, 11/11/03, rubrica Lettere, p. 14

Da brava italiana dico “viva la pizza”, ma da persona civile inorridisco di fronte alla notizia del trattamento riservato ai piccoli bufalotti, vittime del mercato della mozzarella di bufala.

I maschi, non avendo alcun valore commerciale, vengono lasciati morire senza pieta’, gettati vivi in discariche (ovviamente clandestine), dove muoiono dopo lunga agonia. Possibile che per il mero piacere del palato noi umani dobbiamo compiere tali atrocita’?
Aggiungo che per la nostra salute e per il rispetto verso tutti gli animali, l’ambiente e gli altri esseri umani, l’unica scelta possibile e’ di non consumare ne’ carne ne’ prodotti d’origine animale. Si vive meglio e non si provoca sofferenza ad alcuno. 
 

Bufalini: il mercato li uccide appena nati

di Angela Sabetta
La citta’ (quotidiano di Salerno e provincia), 06/02/2003

Lidi infestati da animali morti. Carcasse e rifiuti sulle spiagge che aspettano la Bandiera blu. Bufali e cani in putrefazione abbandonati alla Laura, Licinella e Capo di Fiume.

Capaccio. Degrado, carcasse di animali e quintali di spazzatura su quelle stesse spiagge in lista per la conquista della bandiera blu. Ieri l’ultimo rinvenimento di due bufali sulle spiagge della Laura. Macabre scoperte che si aggiungono a quelle verificatesi qualche giorno fa sui lidi situati all’altezza della Licinella in prossimità della foce Capo di Fiume. Una pattumiera dove l’incivile di turno vi riversa qualsiasi cosa. Quando poi il letto del fiume viene ripulito o, a causa delle piogge, le acque trascinano tutto ciò che vi è contenuto sulle spiagge circostanti, lo scenario è da film dell’orrore. Passeggiare lungo la battigia è come effettuare un percorso di guerra contrassegnato dalle vittime di turno, le quali, però, non hanno avuto una morte eroica, ma sono state scaraventate spesso ancora vive e quasi sempre legate con tutte e quattro le zampe all’interno di quello che rappresentava il fiume sacro dell’antica Paestum, dove le fanciulle della Magna Graecia compivano riti dedicati al culto delle acque. Il macabro primato delle morti per annegamento è detenuto dai vitellini bufalini. Una triste sorte, inflitta ai maschi, non produttori di latte e quindi non utili ai fini commerciali. Stessa sorte anche per le bufale adulte, abbattute a seguito di qualche malattia e con l’ausilio di un trattore scaricate nel fiume. Ci penserà la pioggia e la piena a trasportarle lontano, come le ultime due rinvenute ieri alla Laura. Una situazione che purtroppo comporta tutta una serie di conseguenze ambientali. Le carcasse abbandonate sulla spiaggia cominciano lentamente a decomporsi emanando un fetore nauseabondo. Poi diventano preda dei molti cani randagi che popolano la zona e che, a loro volta, diventano veicolo di infezione. Soprattutto se i capi in questione sono affetti da qualche patologia in particolare, per la quale gli allevatori preferiscono disfarsene per evitare problemi e controlli. «E’ una situazione vergognosa – afferma Marino – il fenomeno purtroppo esiste il mio appello è rivolto ai titolari degli allevamenti che agiscono in modo sconsiderato senza riflettere sui danni che tali atti provocano».

Sono molte infatti le aziende agricole che effettuano la loro attività lungo i corsi dei fiumi, divenuti delle cloache a cielo aperto. Stessa situazione per la foce del fiume Solofrone lungo il litorale agropolese ai confini con il comune di Capaccio, dove sulla spiaggia si trova di tutto da materiali plastici a pneumatici e paraurti che dal fiume si sono riversati sulla spiaggia, oltre che alcuni resti di animali e una gran quantità di cannucce. E’ uno scenario davvero raccapricciante, impensabile che una simile situazione regni su dei litorali meta di migliaia di turisti che durante la stagione balneare si riversano su quelle stesse spiagge ora completamente devastate. Le carcasse non rimosse, lentamente si consumeranno e i resti rimarranno sotto quella sabbia dove poi l’ignaro bagante si stenderà al sole. E’ chiaro che la responsabilità primaria di questa assurda situazione è degli allevatori senza scrupoli che scaricano i loro capi nel fiume o, peggio, si disfano di quelli malati per evitare controlli. Una scandalosa consuetudine che pone a rischio non solo la salubrità dell’ambiente ma anche la salute pubblica. Urgono interventi in tempi brevi.

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