RESURRECTI – OFF

Pubblicato: 13 dicembre 2010 in Filosofia / Religione

RESURRECTI – OFF

 


DI CARLO BERTANI carlobertani.blogspot.com/

“Date a Cesare quel che è di Cesare, ed a Dio quel che è di Dio.”
Vangelo secondo Matteo (cap. 22 v. 21).

In questi giorni ho ricevuto molti auguri di Buona Pasqua: come tutti, del resto. Ci scambiamo gli auguri facendo finta che, tutti noi, attendiamo la celebrazione, il ricordo della resurrezione del Cristo. Un uomo rinato dopo tre giorni dopo essere stato crocifisso: un fatto storico del quale nessuno degli autori latini dell’epoca – i cronisti ufficiali ed ufficiosi del tempo – dà notizia. Silenzio, assoluto, su quel fronte.
La “controinformazione” di quegli anni, però, racconta questa storia che passa di bocca in bocca, viene recepita da cuori colmi di speranza e da menti violentate dall’occupazione. E passa nel tempo.

Sia come sia la vicenda storica del Cristo, il messaggio originale era la resurrezione, ossia il rinnovamento dell’uomo: concetto atavico, che ritroviamo nel Ramadan, nel Kippur ebraico, nella Pasqua ortodossa, nei ritiri monastici che coincidono con la stagione delle piogge in Asia ed in altre culture e religioni.
L’uomo che si ritira lontano dal mondo per rinnovarsi, per incontrare l’alter – dopo la pausa di riflessione/rinnovamento – con un nuovo cuore, dove il perdono infrange ogni postumo di rabbia e d’orgoglio.

Si dirà che la Fede degli uomini è cosa assai diversa dalla Chiesa, anch’essa degli uomini: di Dio è meglio non parlare. Anzi, nemmeno nominarlo, come consigliò padre David Maria Turoldo nella sua ultima intervista, che volle rilasciare quand’era oramai morente. Più saggiamente, le religioni orientali condensano lo spazio dell’ignoto e dell’inarrivabile nella sillaba sacra “Aum”, quasi un invito a perdersi, senza timore, nell’infinito del non-conosciuto, nel mare magnum dove l’umana conoscenza rimane in superficie, a rimirare gli abissi silenziosi.

Proprio oggi, Venerdì Santo – il giorno più carico di significati antichi, ore di riflessione e di silenzio – se si leggono i giornali è come gettare l’occhio sul Mercato del Tempio, quello che il Cristo – secondo i suoi esegeti – distrusse a calci, con violenza inaudita per un uomo che – storicamente – è vissuto come l’archetipo della mitezza.
Il mercimonio elettorale che c’è appena stato è sotto gli occhi di tutti: l’appoggio completo al centro-destra nelle ultime elezioni – riconosciuto da Berlusconi stesso pubblicamente – viene oggi “pagato” da due ex celti (ah, ah, ah!) in cravatta verde con la proibizione di mettere in commercio una pillola abortiva che, negli altri Paesi, è usata da circa vent’anni. E, il Vaticano (ossia la Chiesa Cattolica Romana, non dimentichiamolo), plaude all’iniziativa dei governatori leghisti!

Da tutta la vicenda sale un olezzo che fa venire il vomito – non per la vittoria dei candidati di centro-destra, ci mancherebbe – bensì per la concatenazione logica degli eventi: cascate di cause ed effetti e di dubbie inferenze che infrangono non l’etica dei monsignori vaticani (su quella c’era già poco, prima, da far affidamento), bensì incrinano le radici stesse, dottrinali, della Chiesa Cattolica Romana.

“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, recita un proverbio. Con chi “va” – in queste ore di fine Quaresima, nel periodo dell’anno di massima riflessione sul cammino dell’Uomo – la Chiesa Cattolica Romana?
S’affianca senza ritegno al partito che nelle piazze del Nord recita cose inaudite: mentre si processano docenti che mettono in stretta relazione, sul piano degli effetti, la Shoà ebraica con lo sterminio del popolo palestinese, amministratori leghisti inviano tranquilli ed indisturbati messaggi ai “negher” nei quali li “avvertono”. “Ringrazino che l’inceneritore del paesello xy non è ancora in funzione, altrimenti…” “Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino”…non è il caso di proseguire con le citazioni, perché l’ode “anti-barbarica”, il “Vangelo” (come lui stesso l’ha definito) pronunciato da Giancarlo Gentilini a Venezia, è una “sintesi” che racchiude tutti i più squallidi umori viscerali del razzismo e dell’intolleranza.

Cosa fa la Chiesa? Per carità, non cadiamo nell’errore di scindere le situazioni e d’affermare che la Chiesa appoggia valori a lei vicina per assonanza culturale e dottrinale! Nel mondo degli umani – pur ammettendo l’universalità delle idee – conta chi scegli come compagno di viaggio. E, oggi, i compagni di viaggio dei cardinali romani sono i Borghezio e gli Zaia, i Cota ed i Bossi il quale – solo pochi anni or sono – teneva comizi dove minacciava uno scisma del Nord e brandiva cartucce.

Verrebbe da dire che la Chiesa Cattolica Romana ha ricondotto le pecorelle all’ovile. La realtà ci sembra assai diversa: quando si presenta (e s’appoggia) alle elezioni un certo Magdi “Cristiano” (boh…) Allam, nato musulmano, lavato con Perlana in qualche kibbuz e poi cresimato con gli oli sacri della Cristianità in San Pietro, c’è da chiedersi cosa sia oggi il cattolicesimo di Ratzinger.

Quando, pur di non accettare un semplice principio – una donna cattolica, coerentemente, non userà quella pillola, una donna non cattolica, se vorrà, ne farà uso – si scende a patti con chi non considera un africano un semplice abitante di un altro continente, bensì un “negher”, si torna alla Chiesa del Cinquecento, nella quale ci s’interrogava se i neri avessero l’anima. Per concludere che la cosa non era né certa né provabile: tanto per concedere ai negrieri dell’epoca di separare le famiglie di schiavi che avevano contratto matrimonio cristiano di fronte ai primi missionari. Già che c’erano, con il Concilio di Trento stabilirono l’invalidità del Sacramento in assenza di precedenti pubblicazioni – che nella savana africana sarebbero state, ovviamente, affisse in chiese che non c’erano – così ogni dubbio per i negrieri fu fugato. La tratta, sulla base di quei principi, andò avanti quattro secoli.

L’ossessione della Chiesa di Ratzinger è soltanto il primato, che si deve ottenere a qualsiasi costo, anche scendendo a patti con il diavolo razzista: per questa ragione affermiamo che la cosa non tocca solo la Chiesa nei suoi aspetti secolari, bensì nelle sue basi dottrinali, nella sua velleitaria tendenza – oramai corrosa – all’universalità.
Nessun Paese europeo – nemmeno la cattolicissima Spagna – è costretto a subire una simile arroganza: l’unica speranza è che, in questa landa desolata d’ignoranza, nasca un giorno un Elettore di Sassonia.

Carlo Bertani

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