EDUCATE I VOSTRI PARGOLI

Pubblicato: 28 novembre 2010 in Filosofia / Religione

Educate i vostri pargoli 

Il luogo è piacevole: poco lontano il fiume alpino romba fra i massi, l’ombra è fresca e lucente, sul prato umido si aprono tre specchi d’acqua che ribollono di trote, divise secondo grandezza. Il divertimento è questo: i bambini ricevono una canna e lanciano l’amo nella vasca prescelta. Pochi secondi ed una delle disgraziate che si affollano attorno all’esca (basta un pezzo di pane, non c’è bisogno di cibi raffinati, le trote sono state sapientemente affamate da qualche giorno) abbocca: estratta con uno strappo già esperto, viene scaraventata sul pratino. Guizza disperatamente ma c’è lì pronto un inserviente che le da una mazzata in testa: i bambini assistono indifferenti e si avviano con fierezza alla pesatura. Il rito è esaltante, un etto in più suscita fra i pescatori baby un urlo di vittoria.

Osservo una bambina che se ne va col sacchetto trasparente in cui luccica la sua freschissima preda: deve frollare un giorno, poi la mamma gliela cucinerà in un letto di sale, con un filo d’olio e un rametto di rosmarino. Mi domando se mangerebbe mai il piccione che ha raccolto in giardino con l’ala rotta o il coniglietto bianco: è una bambina informata che disapprova educatamente le amiche della mamma che portano la pelliccia.

So che mi ci vorrebbe poco a farla riflettere sulla sua contraddizione, su quella morte che ha provocato in una gara troppo comoda e un pò crudele. Mi domando se sarebbe altrettanto crudele rovinarle la sua piccola conquista con dei facili rimorsi. Non è colpa sua se intorno a lei si respira una singolare idea della pietà: ci sono esseri viventi ed esseri viventi. Si deve piangere sui sussulti del cerbiatto ferito, ma non sul boccheggiare spasmodico dei pesci con le guance squarciate. I pesci non godono delle simpatie infantili (a meno che non siano rossi), non fanno tenerezza, forse perché non sono pelosi, non si possono tenere in braccio e non hanno gli occhi dolci.

I pesci sono freddi, sono bagnati, sono buoni da mangiare, praticamente sono stati messi nell’acqua per essere pescati. E poi non sono mammiferi come le balene e i delfini sulla cui sopravvivenza siamo tutti mobilitati. Mai sentito di campagne contro la pesca al salmone: è vero che sono tanti e inestinguibili; ma perché almeno non ci commuoviamo per quel patetico e straziante “ritorno” ai torrenti di montagna, per quei disperati salti nella spuma controcorrente?

Forse tutto risale al Diluvio: i pesci non dovettero essere salvati a bordo dell’Arca. Di solito chi è in grado di provvedere a se stesso ispira meno simpatia e meno tenerezza. 

da “Diario Blu” di Luca Goldoni. 

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